Come gestire i clienti difficili

Come gestire i clienti difficili e i cattivi clienti: come riconoscerli e cosa fare

Che tipologia di cliente è il tuo? T-Rex, Giano Bifronte o Extraterrestre? Attua le giuste accortezze e previeni spiacevoli sorprese.

Ah, i buoni clienti… sono quelli che ti pagano puntuali e con cui lavorare diventa un piacere. I cattivi clienti, invece, ti prosciugano le energie, ti fanno perdere tempo e magari si aspettano pure che tu lavori gratis.

Probabilmente hai già avuto parecchi cattivi clienti in passato (e tanti altri buoni 🙂 ), ed ora hai imparato a riconoscerli e a gestirli. O magari proprio in questo momento ti trovi alle prese con dei pessimi clienti e non sai che pesci pigliare.

Hai due possibilità. O li trasformi in buoni clienti, o li elimini.

Ma partiamo dalle basi.

Come riconoscere un cattivo cliente?

I clienti sgraditi si palesano in diverse forme. Ci sono quelli che pagano sempre in ritardo e parlano sempre male degli altri fornitori, e ci sono quelli che non sono in grado di spiegarsi e che pretendono però un trattamento speciale.

Sono “cattivi clienti” anche quelli con cui semplicemente non ci si trova sulla stessa lunghezza d’onda. Se, ad esempio, un cliente ti chiede una soluzione e alla trentesima proposta non avete ancora trovato qualcosa che lo soddisfi, evidentemente non siete fatti l’uno per l’altro.

Se il rapporto di lavoro non funziona, non ha senso forzarlo. Non è andata bene? Pazienza.

Ma come si fa ad individuare un cattivo cliente? Ecco 12 campanelli d’allarme.

Quello che paga sempre (o spesso) in ritardo

Può succedere che una fattura si perda per strada, un errore può capitare a tutti. Ma se i pagamenti in ritardo diventano una consuetudine, bisogna correre ai ripari.

  • Interrompi il rapporto di lavoro con il cliente?
  • Ti rifiuti di prendere nuovi lavori finché non ha saldato i conti in sospeso?
  • Applichi delle penali sui ritardi di pagamento?

Il Mucchio Selvaggio

Quando ci sono troppe teste che lavorano sullo stesso progetto e non si capisce chi ha l’ultima parola, è normale che si creino incomprensioni e confusione. Finisce che perdi più tempo a definire i dettagli e a cercare di chiarire le cose che non a svolgere il lavoro per cui sei stato ingaggiato.

Anche se è normale che ci siano diversi soggetti coinvolti in uno stesso progetto, è indispensabile che ci sia un referente unico che raccolga tutte le informazioni e che possa fornire istruzioni corrette e chiarimenti.

Il T-Rex

La tirchieria o sindrome del braccino corto si manifesta in diverse forme. C’è il cliente che sostiene che in quanto startup non ha sufficiente budget, o quello che ti fa i conti in tasca e insiste per volerti pagare di meno perché “gli altri fanno un prezzo minore”. Quello che vuole rateizzare €100+Iva di fattura…

È ancora peggio quando un cliente si aspetta che tu possa lavorare gratis, in cambio della famigerata visibilità. Ebbene sì, c’è ancora chi ci prova. Mai dire mai, può davvero capitare l’occasione per cui valga la pena un compromesso del genere, ma nel 99,9% dei casi devi farti pagare per il tuo lavoro. Punto.

L’indeciso

Capita che il cliente non abbia da subito una visione precisa di quello che vuol fare, ma non è detto che sia sempre un problema. Puoi aiutarlo a chiarirsi le idee indirizzandolo e proponendogli varie soluzioni. In fin dei conti, se si è affidato a te è anche giusto che lui faccia il suo lavoro e ti faccia il tuo, no? L’importante è che riconosca questo suo limite e riconosca le tue competenze, dandoti così fiducia.

Ma se non accetta suggerimenti, non vuole “perdere tempo” in incontri di approfondimento o a scegliere tra diverse opzioni, allora meglio lasciare perdere. Non ne verrete mai fuori.

Il Giano Bifronte

Stai alla larga dai clienti che prima dicono una cosa e poi se la rimangiano. Soprattutto se si sta parlando di termini di pagamento. Ad esempio, se all’inizio del lavoro il cliente aveva accettato di pagarti una percentuale in anticipo e poi decide di pagare tutto a lavoro ultimato.

Non puoi fidarti di un cliente del genere, per cui o molli il colpo prima ancora di iniziare, o concludi il lavoro, prendi i soldi e poi mettilo in blacklist.

L’Esaminatore

È normale, all’inizio di un nuovo rapporto di lavoro, sapersi vendere e presentare – anche con una certa enfasi – le proprie competenze. Ma quando un cliente ti chiede costantemente di dimostrargli quanto vali solo allo scopo di testare le tue competenze, evidentemente c’è qualche problema. Alla lunga può portarti a sottovalutare le tue capacità, o a sentirti insicuro su ciò che stai facendo, cosa che avrà necessariamente delle ripercussioni anche sul lavoro che stai svolgendo per altri clienti.

Non perdere tempo con clienti del genere. Tu vali, e lo sai.

L’Extraterrestre

I clienti disperati spesso perdono il contatto con la realtà, ed hanno aspettative totalmente irrealizzabili. Le hanno tentate tutte e adesso sperano in un miracolo per risolvere i loro problemi. E quel miracolo dovresti essere tu.

Stai molto attento a clienti di questo tipo, perché sono quelli più difficili da accontentare, e sicuramente si aspettano che tu faccia cose assurde a fronte di un budget limitato.

Il Bisognoso

In genere per “trattamento speciale” si intendono termini di pagamento “agevolati” o “favori”, del tipo: “Ciao, per favore puoi darmi un’occhiata a questo testo e dirmi se va bene? In caso fammi pure le modifiche che ritieni più opportune, grazie!” – senza minimamente pensare ad un compenso, tanto non hai niente da fare e poi, insomma, un favore è un favore.

Devi essere rigoroso e stoppare questo tipo di atteggiamento sul nascere. Il lavoro è lavoro, favoritismi non se ne fanno.

Il Fantasma

I clienti con cui è difficile se non impossibile comunicare in genere si riconoscono fin dal primo incontro, per cui puoi scegliere di eliminarli prima ancora di iniziare il lavoro e risparmiarti gli inevitabili problemi a cui andrai incontro.

Il caso tipico è il cliente che ti contatta per sapere se sei disponibile per un progetto. Tu rispondi chiedendo tutte le informazioni del caso, ad esempio una email dettagliata. Il cliente non ti risponde. Tu aspetti. Aspetti. Aspetti ancora. Mandi altre email per assicurarti che le tue risposte siano giunte, e niente da fare.

Quando ormai hai pensato che la cosa sia finita nel dimenticatoio, il cliente improvvisamente riappare e ti chiede a che punto sei.

Lavorare con clienti del genere comporta in genere enormi perdite di tempo, dovute al fatto di dover fare e rifare le stesse cose perché non hai avuto le informazioni o il materiale necessario.

Il Vampiro

La flessibilità e la capacità di spingere sull’acceleratore al momento giusto sono qualità sempre apprezzate. Ma senza abusarne. Se un cliente ti mette in costante condizione di urgenza, c’è qualcosa che non va. E, oltretutto, alla lunga è qualcosa che può logorarti i nervi, portarti ad uno stress eccessivo se non addirittura al burnout.

Questa situazione capita spesso quando si lavora per agenzie o comunque come “terziari”, con richieste “urgenti” che arrivano puntualmente il venerdì sera chiedendo la consegna del lavoro per lunedì mattina, o la sera per il mattino del giorno successivo, come se tu non potessi avere una vita privata.

Altro caso abbastanza frequente, è il cliente che ti chiama al cellulare a qualunque ora del giorno, ben oltre l’orario di ufficio, o nel weekend, e che se non rispondi si arrabbia pure.

Clienti del genere non solo ti fanno perdere tempo, ma ti sfiancano, ti succhiano letteralmente via l’energia. E, come se non bastasse, interferiscono con il lavoro che stai facendo per altri clienti, perché ti distraggono e ti impediscono di organizzarti. Meglio perderli e dedicarsi a clienti migliori.

Il Bullo

Aggressività e maleducazione si manifestano in genere con un tono di voce assolutamente fuori luogo o un atteggiamento di sufficienza. Ma possono anche manifestarsi con un atteggiamento passivo-aggressivo. In ogni caso te ne renderai presto conto, perché ti sentirai sottovalutato e mortificato.

Clienti del genere, semplicemente, non ti meritano. Serve aggiungere altro?

Cattivi clienti e come recuperarli

Spesso, quindi, conviene rinunciare ad un cattivo cliente. Ma altre volte, se pensi che ne valga la pena, può essere più utile girare la situazione a tuo favore.

Riuscire a “plasmare” un cliente e a portarlo a migliorare può essere un’abilità davvero vincente per il tuo business. Per farlo, devi avere un atteggiamento risoluto ma propositivo, e affrontare il problema in modo diretto. Può sembrare difficile fare il primo passo, ma in linea di massima sarà anche più semplice del previsto. Mal che vada, avrai guadagnato un po’ più di rispetto dal cliente.

Ecco come gestire i clienti più difficili, in due semplici mosse.

STEP 1: Identifica i segnali d’allarme

Per prima cosa, capisci che tipo di “cattivo cliente” si tratta, facendo riferimento alle tipologie sopra elencate. Individuare il tipo di cliente e capire il tipo di problemi che ti potrebbe causare ti aiuterà ad elaborare la giusta strategia per venirne fuori.

Ovviamente, se un cliente è maleducato e offensivo nei tuoi confronti non c’è molto da capire. Mandalo a quel paese, punto e basta.

STEP 2: Metti in pratica la giusta strategia per trasformare il cliente.

Non esiste una strategia universale per gestire tutte le tipologie di cattivi clienti, ma possiamo vedere come gestire le cinque situazioni più diffuse.

Ritardo nei pagamenti

Ci sono diversi modi per affrontare un ritardo nei pagamenti.

Innanzitutto, a volte al cliente basta un sollecito amichevole, come ad esempio una email di reminder dopo qualche giorno dalla scadenza o a intervalli regolari.

In secondo luogo, se questi promemoria si dovessero rivelare inutili, puoi inviare un nuovo preavviso o prendere in considerazione una maggiorazione dovuta al ritardato pagamento.

L’applicazione di interessi per mancato ritardato pagamento in Italia è definito dal DLGS 9 novembre 2012, n. 192, del D.L. 24 gennaio 2012, n. 1, convertito con modificazioni dalla L. 24 marzo 2012, n. 27 e del D.L. 5 maggio 2015, n. 51 convertito con modificazioni dalla L. 2 luglio 2015, n. 91. In rete potrai trovare tabelle aggiornate e app per calcolare il corretto interesse con cui aggiornare il tuo preavviso o la tua fattura.

Ricorda che applicare un interesse per ritardato pagamento non sempre è la soluzione migliore. A volte il cliente può avere i suoi motivi, magari indipendenti dalla sua volontà. Valuta la situazione e se sia il caso di essere comprensivo, eventualmente chiarendoti con il cliente e cercando di capire se e quando potrà permettersi di essere più regolare.

Un’altra soluzione può essere quella di richiedere un anticipo a inizio lavori. Questo servirà anche a scremare quei clienti che credono davvero in un progetto e che quindi sono disposti ad investirci sopra e quelli che invece non sono abbastanza convinti. In ogni caso, un anticipo ti metterà al riparo da eventuali defezioni da parte del cliente.

Troppi referenti

Hai mai sentito l’espressione “troppi galli nel pollaio”? Bene, è quello che può accadere ad un progetto. Quando ci sono “troppe teste” è inevitabile che si crei confusione e che il progetto subisca continui intoppi. Questo inconveniente può essere superato chiedendo esplicitamente di avere un referente unico con cui rapportarti, qualcuno che si occupi di fare da tramite tra te e gli altri soggetti coinvolti. Cerca di essere categorico e di esigere che tutte le comunicazioni avvengano solo ed esclusivamente via email. No Whatsapp. No telefono.

In questo modo tutto risulterà per iscritto, ed oltre ad essere più facilmente consultabile potrà dimostrare, in caso di contestazioni, che ti sei attenuto esclusivamente alle istruzioni e al materiale che ti è stato fornito dal referente designato.

Non rispettano il tuo tempo

Come abbiamo visto prima, i clienti che non rispettano il tuo tempo si manifestano in modi diversi:

  • Quelli che si aspettano che tu sia disponibile h24, 7 giorni su 7, e che ti inviano email alle 3.00 di notte e si indispettiscono perché non hai risposto subito;
  • Quelli che si fanno vivi all’ultimo momento, pretendendo tempi di consegna impossibili;

Anche in questo caso, una email in cui metti in chiaro le cose potrà esserti d’aiutoAd esempio, potresti rispondere che ti occuperai della cosa al più presto, durante il tuo orario di lavoro che va da-a, e che per restare sempre aggiornati sul progetto suggerisci di fissare uno o più briefing settimanali per seguire l’avanzamento del lavoro. In questo modo avrai fatto presente che non sei a totale disposizione del cliente, e avrai proposto un modo per ottimizzare il lavoro senza dover trovarsi sempre in condizioni di urgenza.

Difficoltà di comunicazione

Un cliente che non risponde alle tue email o che è comunque un pessimo comunicatore può creare problemi in qualunque progetto. Cerca di essere tu, a inizio lavoro, a stabilire ogni quanto tempo e in che modo vi dovrete aggiornare.

Lo strumento migliore è sempre l’email, perché ti consente di tenere traccia di tutti gli scambi di informazioni tra te e il cliente. Un ulteriore strumento a tua tutela è impostare una ricevuta di ritorno, in questo modo avrai la prova che il cliente ha aperto la tua email ma non ha risposto in tempi decenti.

In ogni caso, se non ricevi il feedback richiesto su di un particolare aspetto del progetto, evita di rimanere con le mani in mano e concentrati su altre parti del lavoro che puoi portare avanti in autonomia.

Richieste di extra gratuiti

Se per sbaglio hai trascurato di far notare al tuo cliente che eventuali revisioni o richieste extra rispetto al progetto di partenza verranno conteggiate a parte, rischi che si aspetti che tu lo faccia gratuitamente. Se ciò dovesse accadere, devi affrettarti a rimetterlo in carreggiata, bloccandolo alla prima occasione.

Se, ad esempio, hai concordato un progetto e in corso d’opera ti viene chiesto di aggiungere qualcosa (un testo, una sezione o pagina di un sito web, un ulteriore canale social…), rispondi in modo cortese ma fermo che, semplicemente, gli accordi non erano quelli, e che pertanto il lavoro in più comporterà un adeguamento rispetto al valore concordato inizialmente.

Come liberarsi dei clienti irrecuperabili

Se nonostante tutti i tuoi sforzi la situazione non dovesse migliorare, è bene valutare l’eventualità di rinunciare al cliente.

Se la situazione ti sembra davvero irrecuperabile, cerca comunque di farlo sempre nel modo corretto:

  • Se hai stipulato un contratto, assicurati di non infrangerlo;
  • Porta a termine il lavoro per cui sei stato pagato;
  • Dai al cliente un preavviso in cui lo informi che stai per interrompere la collaborazione, in modo da concordare insieme tempi e modi;
  • Chiudi tutti i progetti in corso in modo che possano agevolmente essere presi in carico da altre persone (ad esempio, fornendo le credenziali al backoffice di un sito, o in generale tutte le informazioni e il materiale che serviranno a chi seguirà il progetto al tuo posto);
  • Quando notificherai al cliente la tua decisione, sii risoluto ma cordiale e trasparente, iniziando e terminando mantenendo un tono positivo, e rassicurando il cliente sul fatto che non lo stai piantando in asso da un momento all’altro ma che il lavoro concordato è stato o sarà svolto secondo gli impegni che ti eri assunto.

In questo modo, la tua professionalità non sarà messa in discussione, e potrai mantenere in ogni caso un rapporto di cordialità con il tuo cliente.

Originale

Slingshot – scoperto “nuovo” virus attivo dal 2012

Il virus informatico individuato da Kaspersky attivo dal 2012. Agisce silenziosamente prendendo screenshot, la password e i dati.

Si chiama Slingshot e attacca via router. Il nuovo malware è stato intercettato da Kaspersky Lab, che lo segnala attivo dal 2012. Si tratta di un codice malevolo in grado di spiare i pc prendendo di mira i router MicroTik. Prima sostituisce una libreria con il codice malevolo che scarica gli altri componenti, poi sferra un attacco ”intelligente” per accedere al contenuto della macchina.

Si tratta, stando ai dettagli descritti dagli esperti di Kaspersky, di un attacco multilivello che riesce a raggiungere memoria e storage, mantenendo “vivo” e quindi operativo il malware che agisce attraverso gli applicativi Canhadr e GollumApp. Slingshot agisce creando un file system virtuale crittografato che gli consente così di attivare le procedure eludendo i controlli di sicurezza.

La modalità di Slingshot fa pensare che sia stato lanciato per colpire e controllare le macchine nei Paesi a rischio terrorismo e finora risultano essere un centinaio le istituzioni prese d’assalto tra Iraq, Afghanistan, Kenya, Giordania, Libia e Turchia.

Qui articolo originale in inglese

Attenzione crypto virus ransomware

ransomware sono virus informatici – tecnicamente “trojan” – che bloccano i documenti contenuti sui sistemi infettati e chiedono un riscatto, in genere in bitcoin. Dopo essere stato contagiato dal cryptovirus, il computer continua a funzionare ma foto, filmati, musica e scritti della vittima vengono protetti tramite algoritmi di cifratura. Al pagamento del riscatto, i criminali in genere sbloccano la protezione dai documenti e rimuovono il criptovirus.

A essere colpiti dai ransomware non sono soltanto i PC con Sistema Operativo Windows, Mac OS e Linux ma anche smartphone e persino dispositivi elettronici come Smart TV, che fanno parte della categoria IoT (Internet Of Things).

L’infezione dei ransomware si diffonde in genere tramite email di phishing, con diversi soggetti e tipologie in base alle diverse ondate di ransomware. Le prime versioni dei trojan come Cryptolocker, Cryptowall o TorrentLocker si presentavano sotto forma di fatture o note di credito e venivano inviate direttamente in allegato al messaggio, chiedendo un riscatto in bitcoin. Successivamente, le mail di phishing hanno cominciato a contenere codici di tracking di Corrieri Espresso (FedEX, DHL, UPS, SDA, etc.) o relative a bollette di gestori di energia (Enel Energia, etc.) o ancora operatori telefonici (TIM, Tre, Vodafone, Wind, etc.).

messaggi di posta sono spesso convincenti e contengono un allegato che passa incolume attraverso diversi antivirus oppure un link a un sito di phishing. Ovviamente l’allegato o il file che viene scaricato dal sito linkato non è un documento vero e proprio, ma un malware, che se aperto infetta il PC e blocca i documenti, inclusi quelli in rete.

Oltre che tramite email di phishing, la diffusione del malware può avvenre tramite siti web compromessi da infezioni come Angler Exploit Kit, che attecchiscono su sistemi di utenti inconsapevoli che navigano su siti web utilizzando browser con componenti non aggiornati.

In modo minore, alcuni cryptovirus si diffondono tramite vulnerabilità su protocolli come RDP oppure sostituendosi – dopo aver bucato il sito web – a link di download legittimi caricati online da società di sviluppo che distribuiscono il loro prodotto via web.

Le versioni dei ransomware successive a Cryptolocker si sono fatte più pericolose rispetto alle prime e, con Crypt0l0cker, CTB-Locker, TeslaCrypt (di cui in realtà oggi esiste decryptor), Locky, Cerber, Zepto, hanno cominciato a criptare i dati senza possibilità di recupero. La vittima che non ha provveduto a mettersi al riparo tramte backup spesso finisce per pagare il riscatto in bitcoin.

Il lettore si chiederà certamente come decifrare i documenti criptati dai ransomware: a parte alcuni casi specifici per i quali esistono soluzioni tecniche o sono stati pubblicati dei software di decifratura – noti come “decryptor” – non è ancora stato trovato un antidoto generico per recuperare i documenti cifrati, se non ripristinarli da copie di sicurezza eseguite prima di contrarre il virus.

Numerose softwarehouse si sono poste il problema di come difendersi dai ransomware, siluppando soluzioni integrate con antivirus, endpoint security o sandalone che limitano i danni tentando di identificare il cryptovirus prima che venga scaricato, prima che si attivi o se non c’è alternativa quando ha iniziato a criptare i documenti. Le soluzioni per proteggersi dai ransomware sono ancora in via di definizione, non possiamo quindi consigliare un singolo prodotto che difenda da tutti i cryptovirus ma tenteremo di dare spazio a tutti coloro che hanno proposto sistemi di antiransomware.

Questo articolo è disponibile anche in: Inglese

Il tuo computer è stato infettato e i dati sono criptati, cosa fare?Leggi qui

Origine – http://www.ransomware.it/ Di Paolo Dal Checco

Come aprire un B&B o una casa vacanze senza partita IVA?

Come aprire un b&b senza partita IVA?

Come aprire un b&b? Cosa significa bed and breakfast non imprenditoriale e quali sono i requisiti? Sai che puoi aprire un b&b anche senza partita IVA?

Come aprire un bed and breakfast e quali sono le tipologie?
Bed and Breakfast senza partita IVA?
Quali sono i criteri da rispettare affinché si possa parlare di lavoro occasionale?
Come vengono trattati i proventi dell’attività di b&b non imprenditoriale?
Quali sono gli adempimenti fiscali di un b&b senza partita IVA?

Da premettere che nell’esercizio di un b&b i proprietari mettono a disposizione degli ospiti parti della casa privata offrendo un servizio di alloggio e prima colazione per un numero limitato di posti letto.

Attenzione: sul numero di stanze o posti letto da adibire ad alloggi, spesso le normative regionali sono in contrasto con quelle nazionali. Quindi si consiglia prima di consultare le più recenti disposizioni in materia.

Detto ciò, l’esercizio di un b&b può avvenire senza necessariamente aprire la Partita Iva, e cioè in maniera non imprenditoriale, solamente quando l’attività viene svolta saltuariamente, in modo occasionale e non continuativo, senza l’organizzazione dei mezzi tipici di un’attività professionale. Non occorre alcun tipo di comunicazione, neppure l’iscrizione presso l’Agenzia delle Entrate e la Camera di Commercio.

Affinché l’attività di bed and breakfast rientri nell’ambito del lavoro occasionale, è necessario che si rispettino certi indicatori, ossia:

  • Affitto occasionale e non massivo delle stanze;
  • Essere titolare di altre attività con redditi (lavoro dipendente, attività professionale, etc.);
  • Destinazione dell’immobile principalmente alle esigenze abitative del titolare o dei suoi familiari;
  • Utilizzo dei familiari per erogare servizi agli ospiti (rifacimento stanze, pulizia colazioni, etc.);
  • Nessuna o minima offerta di servizi aggiuntivi;
  • Nessuna o minima pubblicità periodica e ricorrente.

Naturalmente ogni caso è specifico e va analizzato singolarmente. Sarà poi l’Agenzia dell’Entrate a valutare l’ambito di appartenenza dell’attività svolta, sulla base di questi o altri indicatori, che se rispettati, non faranno sorgere l’obbligo di apertura della partita IVA, permettendo l’esercizio in maniera occasionale.

I ricavi derivanti dallo svolgimento di un’attività di bed and breakfast svolta in modo occasionale sono qualificabili come redditi diversi di cui all’articolo 67 comma 1 lett. i) del Tuir., dati dalla differenza tra i proventi realizzati e le spese inerenti documentabili, quali l’approvvigionamento di generi alimentari, il materiale per la pulizia e suoi addetti, le utenze domestiche.

Sulla scia delle prospettive di crescita di quello che dovrebbe essere il motore trainante della nostra economia, il turismo, tanti di voi, in particolare chi ha già la disponibilità di una seconda unità abitativa, piuttosto che lasciarla inabitata avranno di certo pensato di destinarla ad un uso turistico, come ad esempio ad un bed and breakfast o ad una casa vacanze. Vediamo quindi quali sono le differenze tra un’attività di #bed and breakfast svolta in maniera non imprenditoriale rispetto a quella imprenditoriale, e quali sono i vantaggi.

Dal punto di vista fiscale, non sussistendo i presupposti per qualificare l’attività di b&b come attività imprenditoriale e quindi con necessaria apertura di partita IVA, gli unici obblighi da rispettare sono:

  • il rilascio di una ricevuta all’atto dell’incasso, con marca da bollo da 2 € sull’originale se l’importo percepito supera i 77,47 €;
  • la conservazione della documentazione attestante le spese inerenti l’attività;
  • il riporto, sul quadro RL della dichiarazione dei redditi, del reddito percepito al netto delle spese sostenute.

Il reddito è soggetto a tassazione IRPEF (imposta sul reddito delle persone fisiche) nei modi ordinari, ma il venir meno di tutti gli altri adempimenti di cui invece deve farsi carico un’attività imprenditoriale può essere sicuramente considerato un vantaggio per chi vuole mettere a disposizione i propri alloggi anche solo per qualche mese l’anno.

Nel prossimo articolo parleremo del b&b imprenditoriale, ossia quando è necessario aprire la partita IVA per gestire un b&b. #lavoro occasionale

Origine

Abbreviazioni italiano – inglese

Abbreviazione Italiano Traduzione inglese
a.c. anno corrente current year
ad es. ad esempio for example
all. allegati encl. (enclosed), att. (attached)
Amn. Amministrazione Admin. (Administration)
Arch. Architetto Archt. (Architect)
Avv. Avvocato (m./f. sing.) Lawyer, Solicitor, Barrister
Bcc. copia carbone di cortesia Bcc. (Blind Carbon Copy)
CA: oppure c.a. cortese attenzione Attn. ([To the] Attention [of]:)
C.A.P. oppure CAP Codice di avviamento postale (postal code, zip code, postcode)
Cc. copia carbone C.C. (Carbon Copy)
c/c banc. o post. conto corrente bancario o postale Current Account or Postal Account
c.c.p. conto corrente postale Postal Account
Chia.mo Chiarissimo (per docenti universitari) Dear
c.m. corrente mese of this month, present month
c/o care of, “presso” C/o
Co. Compagnia Co. (Company)
c.p. cartolina postale p.c. (post card)
C.P. Casella postale P(ost).O(ffice). Box
C.p.r con preghiera di restituzione Please return to:
C.so Corso Rd. (Road)
corr. corrente (mese) present, actual
c.s. come sopra as above
c.v. Curriculum Vitae C.V., résumé
Dott. Dottore (in medicina) Dr. (M.D.)
Dott.ssa Dottoressa (in tutti i campi) Dr. (Ph.D.)
Dr. Dottore (in tutto gli altri campi) Dr. (Ph.D.)
ecc. eccetera etc. (etcetera)
Egr. Egregio (per dire “distinto, esimio”) Dear Sir:
Egr.i Egregi Dear Sirs:
Egr.ia Egregia Dear Madam:
e.p.c. e per conoscenza FYI (For Your Information)
fatt. fattura inv. (invoice)
F.lli Fratelli Bros. (Brothers)
Gent.mo

Gent.mi

Gent.ma

Gent.me

Gentilissimo

Gentilissimi

Gentilissima

Gentilissime

Dear Mr.

Dear Messrs.

Dear Madam:

Dear Madams:

Geom. Geometra Surveyor
g. giorno d. (day)
gg. giorni dd. (days)
Id. idem same
Ill.mo Illustrissimo (titolo onorifico) Dear, Most Dear Sir
Ing. Ingegnere Eng. (Engineer)
int. interno App.(artment), Unit, Suite
lett. lettera let. (letter)
Mo. Maestro di musica Maestro
Mons. Monsignore Mgr./Mnsr. (Monsignor)
N.B. Nota Bene N.B. (Nota bene)
N/ oppure ns Nostro our(s)
n° oppure n. numero #, No. (number)
ogg. oggetto Re: (Regarding)
on. Onorevole (titolo riservato ai deputati) MP (Member of Parliament)
p. per per
pag. oppure p. pagina p. pg.
pp. pagine pp. pgs.
p.c. per condoglianze hearfelt sympathies
p.c. per conoscenza FYI (For Your Information)
p.c.c. per copia conforme Certified, copy of original
p.es. per esempio e.g. (for example)
p.f. per favore pl. (Please)
p.r. per ringraziamento with thanks
P.S. poscritto PS. (Postscript[um])
p.v. prossimo venturo next (month)
P.za Piazza sq. (Square)
P.T. Poste e Telegrafi Post Office
Preg.mo Pregiatissimo (molto stimato) Dear, Most Dear Sir
Prof.

Prof.ssa

Professore

Professoressa

Prof. (Professor)
R. oppure racc. raccomandata Registered Mail
Rag. Ragioniere C.A. (Certified Accountant)
Rev. Sacerdote Rev. (Reverend)
ric. ricevuta recpt. (receipt)
Rif. numero di riferimento Ref. # (Reference number)
RP. Riservata personale Personal and Confidential
RSVP. Si prega rispondere R.S.V.P. (Répondez s’il vous plaît)
S.A. Società Anonima (Co.) Company
S. acc. Società in Accomandita Limited Partnership
S.B.F. Salvo buon fine STC (Subject to collection)
S E & O Salvo errori e omissioni E/OE (errors and omissions excepted)
seg. oppure sgg. oppure ss. seguente f. fol. (following)
Sig.

Sigg.

Sig.na

Sig.ra

Sig.ra/sig.na

Signore

Signori

Signorina

Signora

Signora/signorina

Mr.

Messrs. (Messieurs)

Miss

Mrs. (Mistress)

Ms.

s.n.c. Società in nome collettivo Co-partnership
Soc. società Society
S.p.A. Società per Azioni Joint-stock Company
Spett. Spettabile (ditta) Esteemed
S.P.M. sue proprie mani to be hand delivered personally
S.r.l. Società in responsabilità limitata Ltd. Co. (Limited Company)
Stim.mo Stimatissimo Most Respectable Sir
tel. telefono tel. ([tele]phone)
u.s. ultimo scorso last month
V. Via St. (Street)
V/ oppure vs Vostro yrs. (Yours)
Vip persona molto importante Vip (Very Important Person)
V.le viale Blvd. (Boulevard); Av[e]. (Avenue)
V.P. vaglia postale Money Order
v.r. vedi retro p.to. (Please turn over)
v.s. vedi sopra see above

Trovare il commercialista giusto

Il passo più importante per chi apre una partita Iva è trovare un buon commercialista. Detto così sembrerebbe la cosa più facile del mondo. In realtà non lo è. Secondo una ricerca fatta dal nostro giornale, molti titolari di partita Iva interpellati si sono dichiarati insoddisfatti del lavoro svolto dal proprio professionista di fiducia. Nella maggior parte dei casi la motivazione dipende dal fatto che “fa pagare troppe tasse”.
Non è proprio così. Infatti il commercialista altro non fa che applicare le regole fiscali imposte dalle leggi dello Stato. Piuttosto bisogna segnalare che, come per tutte le professioni, ci sono differenze di approccio nella gestione di alcune problematiche e nei rapporti con il cliente. Alle quali si aggiungono la questione dei costi, della disponibilità, della capacità di farsi capire. Allora, quali sono le regole da seguire per scegliere il commercialista giusto? Per non sbagliare, o meglio, per sbagliare il meno possibile vale la regola del 6.

1) Sa usare Internet

Un commercialista che richiede tutti i documenti stampati e inviati con raccomandata oppure portati di persona nel suo studio appartiene ad altri tempi. Ci sono documenti che vanno presentati in originale, è vero, ma ormai quasi tutto può essere inviato attraverso la posta elettronica. Quindi, la prima domanda da fare è: “Posso inviare i documenti via mail?” Se risponde no, è meglio cambiare aria.

2) Lavora nella stessa città

Per alcuni professionisti lavorare a distanza può rappresentare un vantaggio, ma una soluzione del genere non va bene per tutti. Il commercialista di fiducia dovrebbe operare in zona perché può seguire il cliente più facilmente nelle pratiche presso gli uffici pubblici. Se  c’è bisogno di andare all’Inps o all’Agenzia delle Entrate cui fa riferimento l’assistito, uno studio che lavora da remoto dovrà per forza di cose appoggiarsi a un collega della zona. In quel caso i costi aggiuntivi renderanno vano il risparmio di partenza. Inoltre, alcuni argomenti è preferibile trattarli di persona. Ci sono cose che un commercialista non ci dirà mai al telefono o via email.

3) Parla come mangia

Chiudere la telefonata con il proprio commercialista e aprire il vocabolario per capire cosa ha detto è un’esperienza umiliante. Un commercialista deve essere in grado di spiegarsi in parole semplici. Non c’è nulla di peggio che pagare solo perché l’ha detto lui, senza averne capito il vero motivo. Con questo non si pretende certo di ottenere una laurea in economia semplicemente parlando con il proprio consulente fiscale. Tuttavia, un professionista capace di fare esempi pratici ha sicuramente una marcia in più.

4) Conosce il settore

Prima di scegliere il commercialista è bene rivolgersi ad amici o conoscenti che operano nello stesso settore e che hanno fatto un po’ di esperienza. Il parere di chi si è già trovato a che fare con quel determinato professionista equivale a una vera e propria lettera di raccomandazione. Non esiste il commercialista tuttologo. Se ha molti clienti che operano nello stesso settore, le sue risposte saranno più veloci perché non dovrà documentarsi tutte le volte che gli verrà chiesto qualcosa. Gestire la partita Iva di un negozio di frutta e verdura non è come curare quella di un consulente informatico.

5) Informa tempestivamente

Un commercialista che chiama solo per annunciare la mazzata di tasse che sta per arrivare si è mosso in ritardo. Il suo compito è anche quello di guidare il cliente e metterlo in guardia al momento giusto. Ci sono casi in cui conviene addirittura fermarsi e non lavorare pur di non vedere tutto sfumare in tasse. Il commercialista da scegliere è una persona capace di tenere sotto controllo i conti del cliente e avvisare quando, per esempio, è il caso di fargli rimandare l’emissione di una fattura.

6) Ha un tariffario chiaro

Si fa presto a partire con una cifra annuale bassa e poi vederci appioppare 50 o 100 euro tutte le volte che chiediamo una piccola prestazione aggiuntiva. Per tenere i costi sotto controllo è bene chiedere al commercialista, all’inizio del rapporto di consulenza, il listino dei prezzi che vengono applicati alle eventuali richieste di prestazioni supplementari.

 

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